All’indomani delle elezioni e del loro disastroso esito s’è aperta una grande discussione. Anche Rifondazione Comunista sente la necessità di riordinare le proprie idee. Con quest’assillo abbiamo aperto il percorso di discussione congressuale: per restituire a tutte e a tutti la sovranità sulle difficili scelte che ci attendono.
Il Congresso giunge in un momento difficile, drammatico.
La destra conquista una vittoria schiacciante sul piano politico che riflette un pesante arretramento del campo progressista nella società, nella cultura, nel popolo.
In parlamento non siede più alcun rappresentante di culture che anche solo idealmente si propongano la critica e il superamento del capitalismo.
La sinistra è nuda.
Tutto questo mentre la crisi economica morde violentemente. Per chi come me ha trent’anni, non c’è ricordo di tempi simili: acquistare una casa, mantenere un figlio, trovare un lavoro continuato e decentemente retribuito è diventata un’impresa.
Dentro questo scenario l’individualismo proprietario, il razzismo, il qualunquismo fanno breccia nella società, dilagano, aderendo perfettamente come magre consolazioni, improbabili rimedi al dilagante senso di paura e di spaesamento di chi guarda al proprio futuro.
Ma non tutto è perduto. Anche il nostro congresso deve contribuire, essere uno degli eventi che caratterizzeranno la ricostruzione e il rilancio. Nella società, in Toscana più ricca che altrove, sopravvive una multiforme umanità che non s’è ancora rassegnata. Dalle organizzazioni politiche a quelle sindacali, dall’associazionismo al volontariato, migliaia di persone regalano il proprio tempo nella speranza di contribuire a cambiare le cose. Il lavoro gratuito, il mutualismo sorreggono centinaia di esperienze di socializzazione, solidarietà, integrazione, vero e proprio conflitto.
A questo mondo abbiamo la responsabilità di guardare.
Ecco perciò che mi appresto a vivere questo percorso con due speranze, l’una accanto all’atra.
Spero che la nostra discussione sappia aprirsi al mondo che la circonda, sia occasione d’un confronto largo, impegnato, profondo.
Spero che sapremo offrire lo spettacolo d’una comunità matura, dove non vive differenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Ciascuno sappia che, qualsiasi sia la sua idea, tra di noi è benvenuto. Che la possibilità di scegliere il proprio futuro, che abbiamo riconsegnato alle iscritte e agli iscritti, è un diritto difficile da esercitare ma necessario a costituire la base democratica del nostro mutuo sodalizio. A noi il compito di discutere liberamente, senza perdere il sorriso e la vicinanza se capita di contraddirsi.
In questa bufera tutti siamo convinti della necessità di salvare Rifondazione, il suo ricco patrimonio politico e umano. A dividerci sono le modalità con cui pensiamo di riuscire in quest’impresa.
Io sono il segretario di tutte e di tutti, quale che sia la mozione che voteranno.
Pur tuttavia ho una mia opinione e non voglio tacerla.
Se un merito mi riconosco è quello di aver sempre parlato chiaro. Ho cercato di rappresentare tutti e tutte senza rinunciare al mio punto di vista.
Io sottoscrivo e sostengo la mozione che ha come primo firmatario Nichi Vendola, e in tre parole vi spiego perché.
Se c’è una ragione di fondo per cui la destra ha vinto è perché il nostro mondo è dominato da un senso di inquietudine, di paura.
È una reazione psicologica naturale, quando le cose vanno male e le difficoltà paiono insormontabili.
Ma la paura è l’opposto della gioia e della passione che servono per cambiare il mondo.
Se anche Rifondazione, in questo difficile frangente, dovesse introiettare questo timore, se dovesse chiudersi in se stessa, murarsi dentro al fortino della propria identità, pensare che in questa tempesta possiamo salvare la nostra isola in attesa di tempi migliori, allora davvero l’idea di un altro mondo possibile rischierebbe di venir cancellata.
Al contrario, proprio in omaggio alla migliore tradizione comunista, è nei momenti bui che la politica deve rinchiudere la paura nel cassetto, e ritrovare il coraggio e la speranza.
Voglio salvare Rifondazione, ma quella vera.
Quella di Genova e di Seattle, quella dei Social Forum e dei movimenti. Non quella dei santini e delle statuette.
Sarà l’età, ma a trent’anni non posso credere che non ci sia più nulla da fare.
Votanti ad oggi 3220 pari al 42,9%
Aventi diritto al voto 2924 su 10643, pari al 27,5%
di Mauro Faticanti*
Ci sono momenti in cui essere partecipe delinea in concreto il confine anche personale fra teoria e prassi. Questo vale ancor di più nei momenti di difficoltà, quando subisci sconfitte drammatiche, quanto le ragione stesse della tua azione e del tuo impegno, vengono così duramente messe in discussione.
Ad oggi svolti 24 congressi di circolo su 254.
Si sta concludendo – afferma l'ex responsabile dell'Organizzazione del Prc Francesco Ferrara - la fase che precede il vero Congresso di Rifondazione comunista
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Non sono previsti eventi
Non sono previsti eventi
1. Documento Acerbo
2. Documento Vendola
3. Documento Pegolo
4. Documento Bellotti
5. Documento De Cesaris
Regolamento congressuale
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